Il nero afroamericano si erge alto e massiccio assieme a qualche scagnozzo in un magazzino abbandonato nel più cupo Financial District mentre di fuori un tempo grigio che preannuncia tempesta scaraventa minaccioso la sua cappa su un quartiere che ha molto più da temere che non il tempo avverso.
Con il classico cappello a tesa larga sbeccato e una pagliuzza in bocca, Lynch procede sicuro per l'edificio diroccato, spoglio e per lo più all'oscuro; gli fanno eco Ocelot e Freak armati e pericolosi.
Il primo dei due scagnozzi tiene in mano un sacco in pelle chiuso molto bene da lacci luridi; il lato inferiore è visibilmente più scuro.
I tre giungono davanti al nero, che con un sorriso conciliante li accoglie, segno di un'alleanza piuttosto salda.
Non scorrono che brevi futili parole di saluto tra i malviventi prima del passaggio della sacca, dalla nodosa e salda mano di Lynch alla massiccia e possente mano di Rhyn, l'afroamericano.
“Missione conclusa.”
La voce del boss del gruppo mafioso più pericoloso di New York è composta e autoritaria.
La figura imponente e nera comincia a slacciare le stringhe della sacca, lentamente e come apre l'estremità, ne esce un lezzo piuttosto percepibile a chi sta nei dintorni
“Ora i traffici saranno più sicuri…”
Torna ad osservare Lynch con gli occhi neri e penetranti e subito Freak si fa avanti di un passo, estraendo dalla tasca una mazzetta di dollari piuttosto spessa.
l'afroamericano sorride di un sadico gusto mentre allunga la mano e prende, con insolito garbo, il mazzetto di soldi dalla mano di Freak che appare intimamente sofferente di quella sottrazione.
“I conti ora tornano…”
Lynch si rigira la pagliuzza digrignando i quasi del tutto bianchi denti e da sotto il cappello cresce una risata pacata, matura e solida che perforerebbe un muro d'acciaio
“Ampliate gli scambi e i traffici, usate spacciatori che non assumano droga, usate dei bambini e delle puttane. Noi sistemiamo le forze dell'ordine che per una loro sciagurata sfortuna dovessero ficcare il naso nei nostri affari. Tutto chiaro?…”
Il nero assume un'espressione seria ed annuisce convinto con il capo pelato e quasi lucido
“Così sarà fatto, Lynch…”
Il trio dei marauders volta i tacchi e si allontana con un semplice cenno delle mani, un saluto spartano, rapido e essenziale. Rhyn guarda nella sacca con curiosità prima di alzare nuovamente il capo
“Come si chiamava il verme?”
Lynch prosegue rallentando un poco l'andatura e Freak mostra al suolo un sorriso dai denti appuntiti, Ocelot si arresta di colpo, ma non si volta.
“Gamblint.”
***
Si avvisano i signori passeggeri che l'aereo è ora completamente fermo, potete slacciare le cinture di sicurezza, prendere i vostri bagagli a mano e abbandonare l'aeromobile con ordine, grazie.
Una mano grossa e solida afferra la valigetta nel vano portaoggetti.
La figura imponente di un uomo allenato fa la sua comparsa sulle scale in discesa dall'aereo: il trench nero e il cappello a tesa larga del medesimo colore ne coprono i tratti muscolosi; solo il viso mostra una totale, completa, nerboruta compattezza, accentuata da due occhi glaciali e da una barba bionda sottile e corta.
Gli anfibi sbattono con insistenza sui gradini metallici producendo un rumore che fa voltare qualcuno degli altri passeggeri in discesa che vista la figura perde immediatamente la sua curiosità.
La hall degli arrivi ha tutto ciò che si possa desiderare per soddisfare i bisogni primari: ristoranti, paninerie e bagni sono tendenzialmente puliti e pronti a servirti nel migliore dei modi.
L'uomo massiccio addenta con decisione un sandwich rimanendo piuttosto contrariato dal sapore che sente
“Merda americana.”
Due figure scure si avvicinano, durante questo senso di insoddisfazione, indossano una divisa e imbracciano una mitraglietta con sicura
“Mi scusi, può mostrarmi i suoi documenti?.”
Il nerboruto appoggia lentamente il suo disgustoso spuntino sul piattino pieno di briciole, alza lo sguardo, sorride da sotto il cappello scuro e scompare nel nulla.
***
“Capitano Crawford…”
Il direttore della MCU, Abraham Peers fa il suo ingresso nell'ufficio del capitano del NYPD, scarno ed essenziale, ma non per questo poco accogliente
“Si accomodi.”
Un gesto rapido e sufficiente della mano verso una delle sedie libere disponibili mentre i sensi della bestia-capitano vengono acuiti ai massimi livelli
“Ho un dossier per lei, direttamente dal comando CSG.”
Il sorriso beffardo di Peers trasuda odore di sigaro cubano e whiskey di prima qualità. Tomas storce lievemente il naso mentre sposta lo sguardo sul fascicolo che viene poggiato sul tavolo dal direttore e non può trattenere un lieve sarcasmo
“Siamo diventati improvvisamente amici?”
Un respiro profondo da Abraham che incrocia le braccia al petto.
“Temo proprio di sì.”
Il capitano rimane un momento fermo, per poi allungare la mano e afferrare il dossier cominciando a sfogliarlo senza proferire alcuna parola. Peers attende paziente che Tomas abbia finito di leggere. Il ferino alza lo sguardo rassegnato e in parte sorpreso, una sorpresa che dura molto poco, mentre il tono gelido e indifferente esce tagliente.
“Bene.”
Un gesto eloquente che invita il direttore della MCU a congedarsi prima di parlare all’interfono
“Mandatemi il vice capitano.”
Il dito abbandona il tasto e l’interfono viene disattivato. Tomas torna a parlare verso Peers che nel frattempo è già alla porta pronto ad andarsene
“Nominate un vostro agente come referente per la gestione della collaborazione, il nostro sarà il vice capitano Fiumevento.”
Abraham non emette suono ed esce dalla porta chiudendola, incrociando la figura di Will che ricevuta la chiamata, si presenta immediatamente in divisa di fronte all’ufficio.
Un solo singolo sguardo e con un lieve sorriso poco ironico, il direttore si allontana, mani in tasca; il vice capitano continua ad osservarlo, finchè non lo vede scomparire…
Entra infine nell’ufficio.
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